Sotto il burqa – Deborah Ellis

Potete sicuramente immaginare perché ho voglia di suggerire questo libro, del 2002.

Penso che al mondo oggi manchi una cosa chiamata “Empatia”, “siccome non capita a me, chi se ne frega”.
Peccato che soprattutto noi Italiani dovremmo ricordarci di un nostro passato non proprio bello.

Trama: “Immagina di vivere in un Paese in cui donne e ragazze non possono uscire di casa senza essere scortate da un uomo. Immagina di dover indossare abiti che coprono ogni centimetro del tuo corpo, viso compreso. Questa era la vita in Afghanistan sotto il regime dei talebani. Questa è la vita a cui si ribella Parvana, undici anni, che non ha paura di travestirsi da ragazzo per poter uscire di casa e lavorare, per se stessa, per la sua famiglia, per cambiare le cose. La sua è una vita immaginata, ma basata su testimonianze vere raccolte dall’autrice nei campi per rifugiati afgani. Perché tutte le Parvana del mondo hanno bisogno che si parli di loro.”

La allora undicenne Parvana sentiva la mancanza del suo lamentarsi dei compiti assegnati a scuola e delle insegnanti severe. Odiava doversi nascondere dallo chador quando accompagnava il padre zoppicante, obbligato a sua volta di portare la barba lunga, al mercato di Kabul; odiava starsene a sedere in un angolo, cercando di passare il più inosservata possibile mentre il padre svolgeva il suo lavoro come traduttore di lettere.

Parvana odiava tutto di quella sua nuova vita, odiava che la guerra avesse strappato la vita a suo fratello maggiore, che la guerra aveva tolto una gamba a suo padre, che aveva chiuso lei e le altre donne in casa impedendo loro di uscire e studiare. Odiava anche avere una stanza sola come casa, odiava dover andare a prendere pesanti secchi di acqua per portarli fino al loro appartamento. Ma specialmente Parvana odiava tutte quelle persone che continuavano a bombardare giorno e notte la sua terra, senza pensare a chi si trovava lì, tra quelle mura, su quelle strade, sotto lo stesso cielo.
Ma le cose erano destinate a cambiare ancora per quella bambina dai lunghi capelli neri, la sua famiglia e per tante altre persone ancora.

Quando il padre di Parvana viene trascinato via dalla sua famiglia senza motivo, l’unica persona in grado di aiutarli a sopravvivere è proprio la giovane protagonista di questa storia che, con un paio di forbici e i vestiti del suo defunto fratello, è pronta ad andare a lavorare al mercato, spacciandosi come ragazzo, per leggere e scrivere al posto di suo padre che ancora non è stato rilasciato dalle carceri.

Grazie alle parole semplici, alla marcatura del carattere, alla descrizione di una vita vissuta giorno per giorno, è stato facile immaginare questa bambina con i capelli lunghi e fini che cadono sul pavimento, i vestiti un po’ grandi del fratello su quel corpicino smilzo che può ancora passare per maschio. Con il racconto di questa ragazza riesco ad immaginare la sensazione dell’uscire di casa senza più la paura dell’essere donna ma con la paura di essere scoperti. 

Ed è tra la polvere rovente di Kabul che si muove Malali -metaforico di una ragazza coraggiosa. Con gli stessi occhi vedo Parvana incontrare Shauzia, una sua amica trasformatasi in ragazzo del tè per portare anche lei denaro a casa. Assieme all’amica ritrovata, Parvana ritrova il coraggio e la forza di andare avanti e di lottare per Nooria, sua sorella maggiore sempre in conflitto tra di loro, che deve sposare un uomo che non ha mai visto; lottare per Maryam e Ali, i più piccoli della casa; lottare per la mamma che deve sopportare tutto il peso della sofferenza da sola; e per il papà, rinchiuso in orribili carceri senza motivo. Questo è quello che decide di fare Parvana, in un giorno apparentemente uguale ad un altro, per cambiare il tragico percorso delle cose.    

Per Parvana questo è solo l’inizio della sua nuova vita da Hossain.        
Per l’Afghanistan, specialmente per le donne, questa è una denuncia di ciò che furono costrette (oggi a rivivere) a sopportare quando il loro paese fu conquistato dal regime talebano 
Nella storia di Sotto il burqa, il cuore del lettore si lega a quello della ragazza dai due nomi, unificandolo in sofferenze e gioie. Malgrado si tratti di una storia ideata con la fantasia, si basa su racconti di vite vere di ogni Parvana e Shauzia dell’Afghanistan, e come tali hanno bisogno di essere rese note OGGI IN MODO PARTICOLARE.

“-Sono capace di leggere quella lettera come il papà- sussurrò Parvana tra le pieghe del chador.
Non osò pronunciare quelle parole ad alta voce. L’uomo seduto accanto a suo padre non voleva certo sentirla parlare. E così nessun altro al mercato di Kabul. In realtà non avrebbe neppure dovuto essere lì. I talebani avevano ordinato a tutte le donne e le ragazze di restare chiuse in casa.”


Voltarsi dall’altra parte è la cosa più ignobile che si possa fare.

Leggetelo ne vale veramente la pena.

6 pensieri su “Sotto il burqa – Deborah Ellis

  1. Il 6 Giugno 1966, in una conferenza tenuta all’università di Città del Capo, Bobby Kennedy disse:

    “Il modello e il ritmo dello sviluppo non sono uguali per tutti. Le nazioni, al pari degli uomini, marciano spesso al ritmo di tamburi diversi e gli Stati Uniti non sono in grado di indicare né di trapiantare soluzioni valide per tutti – e questo non è il nostro intento.”

    Purtroppo in America chi è venuto dopo di lui non ha avuto il suo stesso genio, e si è illuso che fosse possibile esportare la democrazia. La realtà ci ha dimostrato che le cose non stanno affatto così, per un motivo molto semplice: il passaggio da una dittatura a una democrazia può avvenire rapidamente solo in una società in cui il popolo ha già conosciuto delle forme di partecipazione alla politica (come l’Italia, che prima di Mussolini aveva cominciato ad eleggere dei rappresentanti fin dall’epoca romana). In una società in cui il popolo non ha mai deciso NULLA e non ha mai maturato NESSUNA esperienza politica, se togli il dittatore e dici al popolo “Ora gestitevi da soli” loro non sanno neanche da che parte cominciare. E quindi torneranno rapidamente ad una nuova dittatura.
    Questo è esattamente ciò che è successo in Afghanistan, dove c’è stata una specie di democrazia finché sono rimasti gli americani a coordinare tutto, ma poi appena sono andati via è tornato tutto come prima. Se Biden non aveva previsto questi sviluppi è un ingenuo; se invece li aveva previsti è un criminale, perché ha rispedito gli afghani all’inferno per un risparmio davvero irrisorio (infatti per mantenere i propri soldati in Afghanistan la Casa Bianca spendeva 40 miliardi di dollari l’anno, una cifra più che sostenibile per un colosso come gli Stati Uniti).

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    1. L’argomento complicato il perché l’Afghanistan è praticamente incontrollabile è la sua divisione interna.
      Troppe etnie, tribù che appartengono a gruppi etnici diversi.
      Personalmente parlando gli USA non volevano istituire la Democrazia, non ne avevano intenzione.
      Volevano andare via dall’Afghanistan già dal 2008/9, sono state le varie lobby delle armi ecc a farli restare. Finché non ne è più valsa la pena.
      Più che Biden lo avevano già previsto sia Obama che Trump. Biden è stato l’esecutore dei loro piani di uscita.
      Alla fine in Afghanistan restavano solo 4000 mila soldati Usa e non uscivano dalle basi.

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  2. Un libro fondamentale che in molti dovrebbero leggere. Ai tempi ne avevo sentito parlare, ma decisi di leggerlo dopo aver visto il bellissimo film animato “I racconti di Parvana”. Sia il libro che il film potrebbero aiutare molte persone, sia piccoli che grandi, a capire veramente che cosa significa vivere in quelle condizioni e cosa significa vivere sotto una vera dittatura. Ti consiglio di leggere la recensione che Shiki, la mia compagna, fece dei vari libri della stessa autrice: https://mymadreams.com/2021/06/02/parvana-e-shauzia-romanzi/

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    1. Ciao Butcher grazie per il tuo commento.
      Andrò a leggere la recensione della tua compagna.
      Hai ragione, le persone dovrebbero leggere questi libri per capire quanto in Europa siamo fortunati.

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